Dopo il mio viaggio in Namibia mi era rimasto un cruccio: non avere visto gli ippopotami (che ovviamente in quel paese non vivono). Così, quando è arrivata la nuova proposta di viaggio firmata Vanni Group, avente come meta lo Zambia, non ho potuto resistere e, assieme al mio compagno Massimiliano, mi sono imbarcata in questa nuova avventura di gruppo.
Ecco il mio diario di viaggio, con tappe, impressioni e curiosità.
03.08 – partiamo da Venezia nel pomeriggio, con il gruppo quasi al completo, la maggior parte di noi sono veneti, ma ci raggiungono anche lombardi, romagnoli e marchigiani. Marilena, la siciliana del gruppo, è già partita da Palermo e ci attende a destinazione. Voliamo con Quatar Airways con scalo a Doha, e i voli tutto sommato regolari ci permettono di essere a destinazione in circa 15 ore.
04.08 – arriviamo a Lusaka alle 8.35 del mattino e lì troviamo ad aspettarci lo staff che ci accompagnerà nel viaggio. A differenza dello scorso anno, questa volta abbiamo optato per un viaggio più confortevole, quindi ad attenderci troviamo un bel po’ di persone: oltre ad Isaac, il responsabile dell’agenzia, ci sono 3 driver (Kamara, Paulo, Gift) un meccanico, Kevin, il cuoco di campo Jobes col suo aiutante.
I mezzi a disposizione sono 2 jeep a 7 posti, un mezzo fuoristrada con retro scoperto per safari (per ora pieno delle nostre tende e materassini) e un van fuoristrada a 12 posti che sarà presto denominato Pole-Pole Car, in considerazione delle non eccellenti prestazioni.
Il nostro gruppo è numeroso, siamo in 19, comprese le due giovanissime figlie di Vanni, e in aggiunta ai 7 membri dello staff formiamo un gruppo parecchio folto.
Dopo una breve sosta per rifornire la cambusa, verso le 11 partiamo lungo la Great East Road (T4) per raggiungere la nostra prima meta, il SOUTH LUANGWA NATIONAL PARK. La distanza è di circa 600 Km e il tempo di percorrenza stimato da Google maps poco oltre le 8 ore ma, nonostante le soste piuttosto contenute, giungiamo alla meta stremati all’1.40 di notte. Probabilmente mi è sfuggita la postilla che specificava che trattavasi di ore africane, notoriamente più dilatate di quelle europee. Fortunatamente lo staff è riuscito a precederci di alcune ore, quindi all’arrivo troviamo il campo già montato e non ci resta altro che gettare i nostri bagagli nelle tende, srotolare i sacchi a pelo e strisciarci dentro con le ultime forze prima di abbandonarci ad un agognato sonno ristoratore.
05.08 – Dato l’arrivo tardo, la mattinata è libera. alle 12 circa partiamo con pranzo a sacco e ci Installiamo in una pianura all’ombra di un Tamarindo Circondati dal passaggio di animali. nel pomeriggio partiamo per il primo game Drive all’interno del parco, e veniamo subito allietati dalla lista di impala, zebre, elefanti, facoceri e bufali. Ci viene subito fatta notare la particolarità delle Zebre endemiche di quest’area che, rispetto ad altre varietà, hanno righe più marcate e che ricoprono completamente anche le zampe, fino agli zoccoli.

Zebre endemiche – South Luangwa National Park
Ma la vera highlights del pomeriggio è la vista di un leopardo pigramente accoccolato su un ramo mentre è intento a digerire un waterbuck appena predato giacente a pochi metri. Questa particolare condizione ci consente di avvicinarci tantissimo allo stupendo felino e scattare le prime eccezionali foto di viaggio.

Leopardo al South Luangwa National Park – foto di Roberto
Il campeggio scelto da Vanni per la nostra prima tappa, il Croc Valley Camp, e una struttura posta sulla riva del fiume Luangwa, inaspettatamente lussuosa rispetto agli standard a cui ci ha abituati: è dotata di bagni, docce, un bar che vende birra fredda (cosa che da queste parti non si dà per scontata) e addirittura una piscina.
Di ritorno al campeggio, abbiamo quindi la possibilità di godere di tutte queste amenità, oltre che della splendida vista del fiume e i suoi abitanti, i coccodrilli che danno il nome al luogo, prima di una succulenta cena a base di pollo in umido, Nshima (la “polenta” di mais bianco alla base della cucina zambiana) e verdure.
06.08 – al mattino, subito dopo il caffè, partiamo per il parco con la colazione al sacco, che consumiamo in una piana lungo il fiume con vista su innumerevoli gruppi di ippopotami e diversi coccodrilli. C’è un piccolo coccodrillo di colore giallo, la guida ci informa che quello è il colore dei cuccioli e poi vira al verde chiaro con la crescita.

South Luangwa National Park: Alba sul fiume Luangwa
L’eccezionale presenza di acqua dello Zambia, rispetto ad altri paesi africani, è particolarmente visibile nel colore verde di questo parco, ricco di alberi e arbusti, oltre ad innumerevoli pozze ricoperte da piante acquatiche che danno ospitalità agli innumerevoli ippopotami, coccodrilli, oltre che a moltissime specie di volatili.
Nelle ore più calde del mezzogiorno torniamo al campo per pranzare e per ripararci all’ombra, come del resto fanno anche gli animali, che in queste ore diventano praticamente inavvistabili. Verso le 16 partiamo per il Night Game Drive che, a dispetto del nome, parte già nel pomeriggio per poi estendersi per un’altra ora e mezza oltre il tramonto. Nella Laguna vediamo l’Aquila urlatrice (Afican fish eagle), delle faraone (Guineafowl), la magnifica ghiandaia pettofila (Lilac breasted Roller). Vicino ad un canyon abbiamo un emozionante incontro ravvicinato con un’elefantessa e il suo piccolino che ci passano vicinissimi.

Dopo il calar del sole, inizialmente c’è calma piatta, ma quando già stiamo per perdere le speranze vediamo una iena attraversarci la strada con in bocca un pezzo dosso, suo cibo d’elezione, e la seguimo per un po’. Dopo altri lunghi minuti senza avvistamenti, ci imbattiamo in altre due iene, seguite a breve distanza da un leopardo, e poi ancora una genetta maculata e una inaspettata lepre fulva, immobile sul prato.
Al rientro gustiamo uno spezzatino di manzo, melanzane al pomodoro, cavolfiori con carote e fagiolini e l’immancabile nshima.
07.08 – Al mattino partiamo per il walking Safari. Anche se non è impossibile incontrare animali durante questo Safari a piedi, motivo per il quale siamo seguiti da un Ranger armato oltre che da una guida, l’esperienza si configura più che altro come un’istruzione sulle cacche delle specie endemiche. Avvistiamo cacche di zebra, giraffa, antilope, elefante, bufalo, ippopotamo, zibetto africano (Civet). L’ippopotamo spruzza di cacca gli alberi per marcare la strada, lunga anche molti chilometri, che dall’acqua porta i membri del gruppo al luog del foraggio. Essendo un animale molto primitivo, l’ippopotamo si orienta molto più tramite l’olfatto che con la vista. Segue la pista marcata eliminando qualsiasi ostacolo trovi sul suo cammini, incluso qualche malcapitato che, girando per il bush di notte, approfitti della strada da lui spianata.
Segue una istruzione sui termitai, che sono presenti in grande quantità sul territorio e hanno dimensioni veramente notevoli. L’evoluzione dei termitai può durare fino ad alcune centinaia di anni, e spesso sono sovrastati da un albero cresciuto sulla sua cima che, mentre protegge il termitatio dalla piogge, trae da esso il suo nutrimento in un rapporto simbiotico.
Per quanto riguarda la vegetazione, molto diffusi sono gli alberi di tamarindo, la Kigelia africana (comunemente chiamata sausage tree), il mopane.

Kigelia Africana – South Luangwa National Park
Nel pomeriggio facciamo visita all’orfanotrofio Hanada Orphanage, nella cittadina di Mfuwe. Siamo accolti con grande gentilezza dalla fondatrice e proprietaria, la quale ci spiega che ci sono 15 bambini residenti nella struttura, di cui 6 con disabilità. li troviamo tutti riuniti al tavolo sotto il portico della struttura principale, assieme ai due assistenti. Inoltre, offrono servizio scolastico ai bambini in età pre-scolare e della prima e seconda classe delle famiglie disagiate della zona.
La direttrice ci mostra le camere e le aule, e rimaniamo tutti colpiti dalla forza di questa donna e dalla dolcezza delle sue parole. Infine, dopo averle dato le cose che abbiamo portato per i bambini e qualche piccola offerta, ci congediamo da lei e dalla sua struttura con un turbinio di pensieri in testa.

08.08 – sveglia alle 5 per smontare il campo. Ci sembra di essere stati diligenti ed efficienti, ma alla fine riusciamo a metterci in marcia solo alle 8. La destinazione è il NORTH LUANGWA NATIONAL PARK, più remoto e molto meno turistico della sua controparte del sud. Viaggiamo verso nord lungo il fiume Luangwa, passando attraverso diversi villaggi e le riserve naturali Nsefu Reserve e Luambe National Park. A pranzo facciamo una breve sosta lungo la strada, per mangiare sotto un albero circondati dai bambini del vicino villaggio.
La strada è praticamente tutta sterrata, l’andamento è pole-pole, e così il buio ci sorprende prima che riusciamo ad attraversare il fiume. Ci accampiamo quindi in un camp lungo il fiume, non lontano dal pontoon per l’attraversamento. Sembra un luogo remoto e sperduto ma, con nostra immensa sorpresa trviamo bagni e docce con acqua che, grazie ad una stufa a legna è piacevolmente calda. Ne approfittiamo quindi a mani basse, poi mangiamo e ci ristoriamo intorno al fuoco, e poi è ora di andare a nanna.
09.08 – Ci svegliamo alle 7 in questo luogo che ci appare magico e che lasciamo un po’ a malincuore, dopo le ineluttabili 3 ore per lo smontaggio del campo. Nel frattempo conosciamo i nostri vicini di campo (eh si, in questo luogo sperduto troviamo addirittura dei vicini), una coppia di svizzeri che gira l’Africa a tranches di 3 mesi con il loro van.
L’attraversata del fiume Luangwa è a dir poco epica: avviene su per mezzo di una zattera di legno che viene fatto avanzare grazie all’azione manuale di un (povero) operatore che utilizza un attreezzo metallico a mo di leva su un cavo d’acciaio che serve da guida, spostando così la zattera da una sponda al pontone di tronchi di legno che lo congiunge all’altra sponda.
Lo spettacolo è affascinante e lo immortaliamo con vari supporti per tutti i giri che servono a portare i nostri mezzi sulla sponda ovest. Infine transitiamo anche noi passeggeri rimasti, in piedi sulla zattera e poi camminando cautamente sull’instabile pontone di tronchi. Risaliamo Sui mezzi e proseguiamo per una decina di chilometri fino al Mushica Camp, dove passeremo due notti. Qui gli unici “servizi” si riducono ad una pompa d’acqua che si può usare per le abluzioni, per riempire le sacche doccia, o per sciacquare il buco allestito a WC. Dopo un pranzo a base di sandwich al pomodoro e tonno, pole-pole, partiamo per un Game-drive pomeridiano. Questo posto è parecchio selvaggio, non ci sono altri visitatori oltre a noi, C’è una fitta vegetazione che impedisce la visibilità, in più gli animali sono molto schivi. Ci viene spiegato che questo luogo era stato utilizzato per il popolamento delle specie decimate dal bracconaggio. Insomma, anche per oggi non vediamo il leone, ma solo impala, grossi waterbuck, qualche zebra, babbuini, faraone, e diversi volatili, come il grey go-away bird (turaco unicolore) dall’inconfondibile verso, l’ibis sacro, l’airone gigante (Goliath heron), il francolino golarossa (red-necked spurfowl/francolin), l’airone bianco maggiore (Great Egret). In compenso Kamara ci racconta una serie infinita di curiosità sulla flora locale e i suoi innumerevoli usi terapeutici, oltre a convolgerci (siamo un uditorio di sole donne nella sua jeep) in una seduta di consulenza sulla sua vita sentimentale. Torniamo al campo verso le 18:40, giusto in tempo per debellare lo strato di polvere con una doccia veloce e sederci al tavolo per una zuppa d’orzo (Knorr) e qualche pezzo di formaggio, oltre a delle ottime verdure in tecia.
10.08 – Alle sette circa partiamo per quello che doveva essere un full day game drive, incluse colazione e pranzo al sacco, ma in realtà alle 14 siamo già di ritorno. Come già notato, è veramente difficile avvistare animali in questo parco. Vediamo molti esemplari di Airone gigante in una laguna e un’ottantina di ippopotami in un’altro bacino d’acqua, nella zona in cui ci fermiamo per il pranzo, oltre a una iena .
Di ritorno al campo, ne approfittiamo per abluzioni e bucato. Sembra che questa pompa, questo apparecchio meccanico che magicamente fa sgorgare acqua pulita (o almeno così vogliamo credere) dalle profondità della terra con la forza dello stantuffo abbia veramente scatenato una qualche nostra fantasia ancestrale… oppure è solo la voglia di ripristinare un livello di igiene vagamente accettabile, sta di fatto che ben presto ci troviamo in coda nell’attesa di poterne usufruire, e il campo in poche ore si costella di cavi e cordine dove stendere il bucato appena fatto. Passiamo il resto del pomeriggio in chiacchiere, allietati dai Popcorn e preparati dal nostro ottimo Jobes, innaffiati purtroppo solo da acqua tiepida.